
“Il racconto del quotidiano El Sol così come mi arrivò. A questa disgraziata avventura ho consacrato il romanzo (in francese) ‘Un suicidio’ pubblicato inizialmente da Flammarion, a Parigi, nel 1959. Uscì tradotta mediocremente in spagnolo a Barcellona, editore Luis de Caralt, nel 1963. Uscì in tedesco, ‘Ein Selbsmord’ con l’editore Ullstein. Poi, non so.” (Nota manoscritta di Carlo Coccioli in Itinerario nel caos. )
Siamo orgogliosi di presentare, per la prima volta in italiano, Un suicidio, un originale romanzo giallo scritto da Carlo Coccioli nel periodo della sua gloria francese e caduto presto – non è dato di sapere perché – nel dimenticatoio. Testo di sempre bruciante attualità, Un Suicidio uscì in Francia nel 1959 sull’onda lunga di Fabrizio Lupo, quell’inno all’amore omosessuale nel quale alcuni ragazzi trovarono, paradossalmente, una sponda per togliersi vita: tra questi, un ventenne messicano che volle dare al suo olocausto il valore di una testimonianza. Coccioli la raccolse; per anni ci meditò, rimuginò, si macerò, ne parlò in più punti del suo Journal (i capitoli da noi pubblicati in appendice), per arrivare a farne il tessuto connettivo di un’intrigante detective story a sfondo filosofico-morale culminante in una sorta di ambigua catarsi.
Come avverrà più di vent’anni dopo ne Il nome della Rosa di Umberto Eco, la storia ruota attorno a un libro fatale. Ma in questo caso non si tratta soprattutto di un geniale espediente narrativo; come disse altrove Coccioli, “tieni presente, lettore, che questa non è solamente letteratura”. Qui, in questo congegno perfetto, si avverte in sordina, come un basso continuo, velato dalla distanza, stemperato dalla tenerezza e dall’ironia, il dolore, l’orrore provato dallo scrittore per la morte assurda di quel giovane, così come per i tanti, troppi crimini perpetrati contro i diversi e i derelitti, allora e sempre, nel nome del Bene.
Ho il libro in francese(Flammarion,1959). Mi è sempre piaciuto leggere lo scrittore nella lingua da lui scelta.Ho rispolverato lo spagnolo per leggere i suoi libri in spagnolo e non tradotti(nè da lui,nè da altri in italiano). Il francese mi è un po’più ostico e così mi incuriosisce questa traduzione…Ma non è la sua,purtroppo..Passo subito al bookshop. Come avete capito,sono “dipendente” da questo scrittore che ho conosciuto solo 2 annai fa e che da allora non ho più smesso di leggere
Cara Maria, viva la tua “dipendenza”!
E’ indubbiamente un peccato che la versione italiana non sia opera sua anche perché con molta probabilità avrebbe apportato interessanti cambiamenti e aggiunte, come ha fatto con altri libri. Però c’è da dire che la mia traduzione è assolutamente fedele (forse fin troppo?), rispettosa persino della punteggiatura, che d’altronde nel suo caso è un vera e propria cifra stilistica.
Torna a darci la tua opinione, spero benevola…
Margherita Bignardi
Grazie per la risposta.Mi dispiace anche per l’inciso che ho fatto e che nasce dall’attaccamento che ho per la scrittura di Carlo Coccioli.Se mi si dice che c’è la massima fedeltà al testo,questo mi fa piacere. So bene che ogni qualvolta ha tradotto se stesso l’ha fatto con notevoli cambiamenti che lui poteva ben gestire essendo perfettamente trilingue e poi perchè la materia era sua. Questo è avvenuto con Fiorello/Requiem per un cane,con Piccolo Karma/Petit karma/Pequeno karma ed io ho voluto leggere tutte le versioni che mi sono procurata.Rileggere così uno stesso testo è stato veramente veramente un godimento.Ho già acquistato molti dei testi di Karma Edizioni ed ora aspetto di vedere se è stato acquisito il mio ordine che ho fatto per la prima volta attraverso il vostro bookshop.
Ritorno per esprimere i miei sentimenti a conclusione della lettura di “Un suicidio” nella traduzione in italiano di Margherita Bignardi.
Come già detto,non avevo potuto godere appieno della lettura dell’originale in francese,lingua che io non possiedo perfettamente.
La versione in questo italiano così raffinato,lieve mi ha permesso di tuffarmi nel testo e di assorbire ancora una volta l’unicità della sensibilità dello scrittore che si esprime in ogni frase,in ogni passaggio di una trama che trae sì ispirazione da un fatto personale della sua vita,ma diviene poi una storia a sè piena di introspezione e suspense.
ecco, suspense. Nel tempo amo sempre più questo “sentimento” che ho incontrato già dalla prima lettura in Coccioli. Grazie per il vostro lavoro! Giampaolo
Grazie a te, Giampaolo, fedele e sensibile lettore!